In quale paese bisogna investire nel mattone?

di Alba D'Alberto Commenta

Non tutti i paesi sono uguali, né sotto il profilo fiscale né tanto meno quando si parla di prezzi delle case. In Italia per dire, siamo sempre alle prese con una specie di bolla immobiliare. Di tanto in tanto le statistiche illustrano comunque qual è il posto in cui il mattone può essere un ottimo investimento. 

Ad occuparsi delle statistiche è l’Eurostat che è mirabilmente riassunta da questo articolo di Immobiliare.it che sottolinea come l’Italia abbia una tendenza opposta a quella degli altri paesi dell’UE.

Secondo i numeri resi noti da Eurostat, nel corso del terzo trimestre 2015 il costo degli immobili è aumentato del 2,3% nell’Europa a 19, e del 3,1% se si considera invece l’intera comunità delle 28 nazioni. Per quanto riguarda il mattone italiano, al contrario, il prezzo riscontrato dalle indagini dell’Istituto di statistica si è ridotto, su base annua, del 2,3%.

Tranquilli però, l’Italia non è l’unica nazione in cui i prezzi degli immobili sono ancora in discesa; scorrendo i numeri dell’indagine si vede che il segno negativo è presente anche in molte altre nazioni come la Lettonia, la Croazia e la Francia dove, ancora una volta su base annuale, il costo delle case si è ridotto del 7,6%, del 3% e dell’1,2%.

Segnano un marcato rialzo, di contro, i mercati immobiliari della Svezia (dove i prezzi delle abitazioni sono aumentati del 13,7%), dell’Austria (questa volta con un aumento del 9,3%), dell’Irlanda (dove il segno + si è fermato appena sotto al 9%) e della Danimarca (+7,2%).

I prezzi europei sono risultati essere in aumento anche se confrontati con quelli del trimestre precedente; in questo caso la crescita è stata pari all’1% nella cosiddetta Eurozona e all’1,3% nell’Unione. Concentrandosi solo sul terzo trimestre anche l’Italia ha fatto segnare una sia pur minima crescita (0.3%), mentre hanno invertito nettamente la tendenza al ribasso il mercato di Malta (+6,2%), quello irlandese (4,5%), dell’Austria (4,1%), del Regno Unito (3,9%) e, con la stessa percentuale, ancora una volta quello svedese.

Male, nel trimestre, Ungheria, Slovenia ed Estonia.

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