Case cantoniere e strutture all’asta

di Alba D'Alberto Commenta

Enti e associazioni alla ricerca di nuovi spazi da sfruttare gratuitamente per le loro attività devono drizzare le orecchie quando sentono parlare di case cantoniere e altre strutture all’asta. Ecco qualche opportunità rivolta soprattutto al terzo settore. 

A parlare delle case cantoniere ci ha pensato Immobiliare.it spiegando quanto segue.

In questi immobili, siti ai margini delle strade statali, vivevano i cantoni, operai che si occupavano della manutenzione del manto stradale e abitavano qui con le loro famiglie. Attorno agli anni ’80 i costi di mantenimento di queste casette, dal tipico colore rosso pompeiano, si sono fatti eccessivi e così il Demanio ha deciso di iniziare a dismetterle. Proprio di recente la cronaca nazionale ci ha raccontato di come l’Anas, in accordo con il Ministero dei Beni Culturali, quello delle Infrastrutture  e l’Agenzia del Demanio, abbia deciso di usare le case cantoniere come location di promozione territoriale per attività quali ristoranti o alberghi o ancora punti vendita di prodotti locali. Delle 1.224 case cantoniere su tutto il territorio nazionale alcune funzionano ancora come abitazioni.

In realtà sono molto più interessante le proposte delle Ferrovie dello Stato che invece dicono:

Nelle stazioni classificate nella categoria bronze, più piccole, meno frequentate e inserite in ambiti meno urbanizzati e complessi, l’impegno della Società è orientato, da una parte, verso la “rifunzionalizzazione” e l’ottimale dimensionamento delle aree destinate alle attività prettamente ferroviarie“; dall’altra parte – nel contesto delle iniziative di carattere sociale del Gruppo FSI – verso la cessione a Istituzioni del territorio, in comodato d’uso, degli spazi “non strumentali” “da destinare a organizzazioni no profit attive nei diversi settori.

Tali iniziative, oltre ad arricchire la stazione e il territorio di servizi sociali, garantiscono il presenziamento degli edifici e la loro manutenzione corrente, con positivi effetti anche in termini di qualità e decoro. Questa modalità di riutilizzo del patrimonio ferroviario non più funzionale all’esercizio, riveste una sempre maggiore importanza per il Gruppo FSI già da anni impegnato, in collaborazione con le Istituzioni, in azioni di solidarietà sociale così come nel riutilizzo di asset dismessi, quali ad esempio linee ferroviarie non più in esercizio.

I contratti di comodato gratuito attivi al 2014 sono circa 510 in 345 stazioni, destinati a crescere soprattutto nell’ambito delle stazioni non presenziate, gestite a distanza da avanzati sistemi tecnologici.

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