La Toscana vende il suo patrimonio immobiliare, ma a chi e come?

di Alba D'Alberto Commenta

Ci sono in ogni regione delle dismissioni immobiliari che sono usate dall’ente pubblico per fare casa. Gli esperti di statistica usano le scelte degli enti per valutare in che condizioni economiche e finanziarie è il territorio. In questi mesi sotto l’occhio di bue ci sono finite le scelte della Toscana. 

Questa regione, infatti, ha deciso di mettere in atto le sue dismissioni immobiliari e non sono mancate le polemiche, visto che parliamo di una delle aree del Paese con la maggiore concentrazione del nostro patrimonio storico-architettonico. È intervenuto allora il governatore toscano dichiarando di voler procedere ad una verifica dell’esistenza di eventuali compratori per l’imponente patrimonio di Regione e Sistema Sanitario al momento inutilizzato. Le polemiche legate a questa scelta, all’ammontare del patrimonio e agli effetti di un’eventuale vendita, sono stati esplicitati come segue da Immobiliare.it, punto di riferimento nelle operazioni di compravendita nazionale e internazionale.

Il complesso degli immobili che la Regione si è detta pronta a vendere ha un valore che ammonta, complessivamente, a 650 milioni di euro: di questi 500 milioni per la parte sanitaria e 150 milioni per gli immobili di proprietà della Regione stessa. Una cifra enorme, questa, che il Governatore Enrico Rossi si è detto intenzionato a investire in sanità, cultura, opere pubbliche. Ma che in molti credono servirà a riempire le casse regionali, senza alcun progetto.

Chi protesta contro questo piano punta il dito sul fatto che, nel complesso degli immobili posti in vendita, sono stati inseriti dei veri e propri gioielli del patrimonio storico e architettonico italiano. Oltre ad ospedali, case di cura e altri immobili di minor pregio, sono stati inserite infatti delle ville di pregio, come Villa Fabbricotti (villa del Trecento, famosa perché qui vi morì Paolina Bonaparte) con il suo famoso parco sulla collina di Montughi, Palazzo Bastogi e la celebre Villa La Quiete (nella collina di Castello) a Firenze. Fa discutere anche la scelta di mettere in vendita gli ex Ospedali psichiatrici toscani, per i quali non si è tentata nessuna forma di riqualificazione.

C’è da chiedersi allora quale sia il confine tra l’ottimizzazione della gestione delle risorse immobiliari statali e la dispersione del patrimonio storico. Chi saprebbe tracciare questa  linea di demarcazione?

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