Certificazione energetica maggio 2012

di Roberto Commenta

A distanza di qualche settimana dal nostro ultimo articolo in materia, torniamo a discutere sull’annosa questione della certificazione energetica degli immobili, introdotta all’interno del mercato immobiliare italiano al fine di rendere più trasparenti le valutazioni del reale valore di mercato delle case (e non solo), mediante una chiara e obbligatoria indicazione dell’indice dei consumi energetici, con una sorta di “rating” per singola unità abitativa.

Ebbene, secondo quanto affermano i dati predisposti dal Cti (Comitato termotecnico italiano energia e ambiente), sarebbero oltre 1,3 milioni gli attestati di certificazione energetica rilasciati al 31 dicembre 2011, con una prevalenza in Lombardia (710 mila unità), seguita dall’Emilia Romagna (260 mila unità) e dal Piemonte (233 mila unità). Ignoti, nel Rapporto, i dati relativi a Basilicata, Marche e Molise. Nel Meridione, invece, la percentuale di Ace rilasciati risulta essere molto bassa.

A spiegare le diversità italiane è stato l’architetto Giovanni Murano, un funzionario del Cti, secondo cui “le regioni e le province autonome hanno ingranato marce diverse nel recepimento della direttiva europea e nazionale sul rendimento energetico nell’edilizia, e solo quattro regioni possiedono un catasto energetico regionale”.

A complicare la vicenda è anche la possibilità di procedere a emettere una autodichiarazione della classe G (quella più bassa), ove consentita, in alternativa alla richiesta di un’attribuzione del certificato energetico. Pertanto, negli atti di compravendita è diventata prassi – soprattutto in alcune aree italiane – non dare alcuna rilevanza ai futuri costi di gestione energetica, né richiedere informazioni specifiche su come migliorare il rendimento energetico dell’edificio.

CERTIFICATI ENERGETICI, SOLO IL 12% DEGLI IMMOBILI NE HA UNO

Anche a causa di ciò la Commissione Europea ha deferito il nostro Paese alla Corte di Giustizia UE per non essersi pienamente conformata alla direttiva 2002/91/CE sul rendimento energetico nell’edilizia. “Tra gli elementi di maggiore criticità” – prosegue Murano – “permangono la formazione dei soggetti certificatori energetici, fortemente differenziata sul territorio, e le attività di controllo da parte delle regioni, che non sempre sono state avviate, o si sono avviate in maniera sperimentale”.

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