Nell’attesa di analizzare attentamente in che modo verranno risolti i guai – a lungo termine – dell’impianto della British Petroleum, il settore immobiliare dell’area del Golfo del Messico inizia a fare la conta dei danni provocati dalla “marea nera” che da settimane continua a produrre ingenti danni alle zone costiere, e non solo relativamente al più ristretto segmento delle seconde case e delle case turistiche.
Secondo un recentissimo report curato da CoreLogic, ad esempio, le proprietà immobiliari ad uso abitativo che si affacciano sul Golfo del Messico potrebbero aver subito ognuna una perdita di circa 56 mila dollari in virtù delle conseguenze negative prodotte dalla rottura dell’impianto petrolifero della BP, che ne avrebbe minato le possibilità di accesso al mare, e il panorama di quella che un tempo era un’area maggiormente ambita.
In particolare, ad aver subito le perdite più rilevanti sarebbero state le case di tre aree urbane individuate con meticolosità da CoreLogic: il “record” dei deprezzamenti dei valori commerciali delle case costiere spetterebbe a Gulfport, nel Mississippi, che subirà nel corso dei prossimi mesi i declini maggiori; male anche l’evoluzione degli scenari a Mobile, nell’Alabama, e a Pensacola, in Florida.