Lungi da noi volervi invitare a infrangere le normative fiscali. Dovere di cronaca ci impone tuttavia di evidenziare una serie di interrogativi che alcuni osservatori, e alcune parti politiche e sociali, stanno lanciando in merito al “rompicapo” IMU. Tra aliquote in corso di “aggiustamento” da parte del governo e dei Comuni, acconti di un mezzo o di un terzo e altre particolarità specifiche, il contesto che ruota intorno alla nuova imposta municipale unica sembra esser tutt’altro che definito.
Ma cosa fare, allora? Qualcuno, come il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, cerca di chiarire le idee ai propri cittadini fornendo opuscoli informativi. Altri, come qualche amministratore della Lega Nord, invitano i propri cittadini a non pagare l’imposta poiché “ingiusta”, e perchè il decreto Salva Italia prevede che le tasse provenienti da accertamento e da riscossione siano interamente conseguite dai Comuni e non, come avviene con l’IMU, per il 50% dallo Stato, e per il 50% dalle municipalità.
C’era una vola la legge sulla certificazione energetica. Una serie di regole che hanno previsto l’obbligatorietà – per coloro che vendono o affittano un immobile, anche soggetti privati – di dichiarare la classe energetica di appartenenza. C’era, appunto. Perchè anche se in realtà c’è ancora, nessuno, o pochi, sembrano aver compreso in pieno la portata dell’iniziativa e, complice la mancanza di “sanzioni” per chi non rispetta tale obbligo, la necessarietà del certificato energetico è finita nel dimenticatoio.
La domotica italiana è un settore in forte crescita. Nonostante le ristrettezze monetarie degli italiani, e un generale rallentamento delle spese nel settore abitativo, i cittadini della Penisola sembrano essere sempre più attratti dalla domotica, tanto che – stando a quanto emerge dallo studio effettuato sul territorio – negli ultimi due anni la presenza delle nuove tecnologie nelle case tricolori sarebbe cresciuta del 16%.
Come noto, il 18 giugno i contribuenti italiani saranno posti dinanzi alla necessità di onorare la propria posizione nei confronti dell’Erario, procedendo al versamento dell’acconto dell’imposta municipale unica, pari a un terzo o a un mezzo nell’ipotesi di IMU per la prima casa, e pari al 50% per gli altri immobili (tranne che per gli immobili rurali strumentali, per i quali l’acconto sarà del 30% su un’IMU calcolata con aliquota ridotta allo 0,2%.
Gli appuntamenti delle scadenze fiscali IMU si stanno avvicinando a grandi passi e, con essi, anche le preoccupazioni di milioni di contribuenti italiani, alle prese con una nuova imposta di non facile conteggio previsionale, visto e considerato che sul calcolo dell’imposta municipale unica graveranno, questo autunno, le decisioni del governo (che potrebbe intervenire nuovamente in materia, andando a modificare le aliquote base dello 0,4% e dello 0,76%) e le decisioni dei Comuni (che potrebbero, come probabile, scegliere di modificare le aliquote base all’interno dei propri margini di autonomia).